“Come ho ridotto i trigliceridi del 38%”

15 Marzo 2008 di msirr2

Omega-3

Alti livelli di trigliceridi nel sangue aumentano il rischio di malattie coronariche (come l’infarto) e dell’aterosclerosi. Inoltre ai trigliceridi alti si associano quasi sempre bassi valori del colesterolo HDL -il colesterolo “buono”- e, spesso, una tendenza al sovrappeso ed alla malattia diabetica oltre che valori elevati della pressione arteriosa…

Purtroppo per chi come me svolge un lavoro sedentario, non riesce a fare molta attività fisica e ogni tanto si lascia un po’ andare a tavola è quasi fisiologico ritrovarsi con dei valori un po’ troppo alti di colesterolo e trigliceridi, ma tre mesi fa proprio il valore dei trigliceridi mi ha fatto drizzare i capelli: 238 mg/dl quando il limite è 170!

Mi ero quasi convinto a provare dei farmaci, oltre che a tentare di cambiare il mio stile vita… Ma per fortuna mi sono imbattuto su un forum in alcune persone che avevano avuto il mio stesso problema, e consigliavano di provare gli Omega-3 ad alta concentrazione con i quali avevano ottenuto ottimi risultati.

Ero un po’ scettico ma mi sono convinto anche perché anche se non avessi ottenuto risultati sui trigliceridi, l’assunzione di Omega-3 fa comunque bene – sono essenziali per il benessere – e non ha in genere controindicazioni.

Ne ho acquistato qualche flacone ed ho iniziato a prendere 3 grammi al giorno per 3 mesi… oggi i miei trigliceridi sono a 148, circa il 40% in meno!

Certo anche fare lunghe passeggiate e stare un po’ più attento a tavola ha aiutato, ma sono certo che senza l’aiuto dell’olio di pesce concentrato non avrei ottenuto questi risultati.

Basta davvero qualche pillola comprata al supermercato per risolvere il problema dei trigliceridi?

Insomma sembra facile: per abbassare i trigliceridi, mantenersi in salute e prevenire molte malattie basta prendere ogni giorno una capsula o più di Omega-3, magari acquistata al supermercato.

warning2Peccato che non sia così: il 90% degli integratori di omega-3 venduti da supermercati, erboristerie, negozi online e perfino farmacie sono quanto meno inefficaci, se non dannosi per la salute.

Se hai acquistato una confezione di Omega-3 fai una cosa molto semplice: leggi l’etichetta e verifica quanti omega-3 sono contenuti per 100 grammi di prodotto.

Ho davanti a me una confezione di una marca molto pubblicizzata venduta in farmacia: all’interno ci sono 17 grammi di omega-3 (indicati anche come EPA e DHA) per 100 grammi di prodotto, insomma solo il 17%!
In un’altra confezione acquistata al supermercato ce ne sono il 12%…

Questo significa che per assumere la quantità minima raccomandata di omega-3 (in media 3 grammi al giorno) dovrei prenderne almeno 27!

Quindi 2 o 3 capsule al giorno di questo tipo di integratori sono sicuramente inutili… ma allora da che cosa è costituito il restante 90% della capsula?

Per cercare di capirlo ho provato a verificare sui loro siti internet se esistono dei certificati di analisi, anche per verificare la qualità dell’olio di pesce utilizzato. Non avendo trovato nulla, ho provato anche a scrivere alle ditte, ma senza alcun risultato.

warning2Questo ultimo aspetto è molto importante: se l’olio di pesce è di bassa qualità, a causa dell’inquinamento marino è possibile trovare al suo interno degli inquinanti molto pericolosi come il mercurio, o addirittura cancerogeni come le diossine e il PCB.

..

Come scegliere un integratore di qualità

Ma facendo qualche altra ricerca si possono trovare dei prodotti di altissima qualità, degli integratori di olio di pesce che contengono una percentuale molto elevata di omega-3 (superiore al 60%) e che sottopongono ogni lotto di produzione all’analisi di un istituto indipendente, riconosciuto a livello mondiale dai principali produttori di omega tre.

Questo istituto si chiama IFOS -International Fish Oil Standards con sede presso la University of Guelph in Canada- e sul loro sito è possibile trovare l’elenco aggiornato delle ditte e le relative analisi dei prodotti.

Proprio per l’elevata qualità del prodotto – praticamente è puro al 100% – questo tipo di olio è chiamato “di Grado Farmaceutico” – in inglese Pharmaceutical Grade Fish Oil, in sigla PGFO.
L’elenco delle ditte e delle analisi è consultabile sul sito di IFOS (in inglese) raggiungibile cliccando su questo sito (in fondo alla pagina).

acceptDelle 15 ditte che producono olio di pesce di grado farmaceutico certificato da IFOS , il Miglior Acquisto è la canadese A-M B-Well perché:

  • i prezzi sono scontati fino al 40% rispetto ai concorrenti ed ha il rapporto qualità/prezzo migliore in assoluto (soprattutto se si acquistano più flaconi) grazie anche al fatto che si acquista direttamente dal produttore senza intermediari;
  • produce il più puro tra gli oli di pesce di grado farmaceutico: ha un contenuto di PCB (inquinanti tossici simili alla diossina) decisamente più basso rispetto ai concorrenti, e migliaia di volte più basso rispetto a quanto stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, praticamente ai limiti della tracciabilità.
    Pur in queste quantità minime ed inoffensive, la presenza di PCB in un integratore di Omega-3 può aiutarci a capire la purezza delle materie prime utilizzate (pesce pescato in mari poco inquinati) e la qualità del processo produttivo di raffinazione.
    In questa tabella trovi il contenuto di PCB dei prodotti di tutto il mondo che hanno avuto almeno un lotto di produzione certificato a 5 stelle dall’International Fish Oil Standards (IFOS) negli ultimi 12 mesi, in caso di più lotti è stato preso in considerazione quello più recente (ti rimando al sito IFOS per le certificazioni complete).

    Prodotto Lotto PCB
    AMB Well Omega-3 PGFO 20192 0,30 ppb
    Super Omega-3 EPA/DHA 1471-8060 0,96 ppb
    Omega Max 20806139 12,01 ppb
    OMEGOR Vitality 87-09021 13,16 ppb
    Omega First GO0862904 13,27 ppb
    EnerZona Omega-3 Rx 0074E 13,94 ppb
    Sealogix 81170 14,64 ppb
    Zone Labs Omega Rx IO6318A 17,49 ppb
    Omega Kids GO0773501 18,65 ppb
    Norwegian Gold First Omega 82648 25,76 ppb
    OMAPURE 73797 28,51 ppb
    See Yourself Well Omega-3 8981, 8980 29,42 ppb
    TherOmega 711014 29,70 ppb
    EPA DHA Blend 811100 30,44 ppb

    Tra il primo prodotto A-M B-Well e l’ultimo EPA-DHA Blend il contenuto di PCB è 116 volte inferiore!

  • A-M B-Well ha la certificazione IFOS su TUTTI i lotti di produzione, quindi hai la certezza di acquistare un prodotto purissimo e freschissimo;
  • A-M B-Well PGFO è prodotto nella forma di trigliceride naturale in modo da assicurare una biodisponibilità fino al 250% più alta rispetto alla forma di estere etilico contenuta in altri prodotti come l’italiano Enerzona Omega-3 rx (insomma devi assumere meno capsule per ottenere gli stessi effetti).
  • Il certificato di analisi a 5 stelle (virtualmente esente da inquinanti, concentrazione del 65% di Omega-3) del prestigioso Istituto internazionale IFOS è consultabile qui: certificato omega-3

    Aspetti negativi? Essendo un olio di pesce di grado farmaceutico ha un costo maggiore dei generici integratori da supermercato. Ma se si decide di utilizzare gli omega-3 per migliorare o mantenere la propria salute, non avrebbe senso acquistare un prodotto scadente, anche se economico.

    Ti faccio poi notare che integrare la propria alimentazione con gli omega-3 di grado farmaceutico ha un costo giornaliero inferiore a quello di un caffè

    Io acquisto da loro da più di tre anni, e sono soddisfatto (i pacchi arrivano per corriere in 3 – 4 giorni), e gli effetti sulle mie analisi del sangue (e sulla mia sensazione di benessere in generale) sono evidenti.
    Il servizio clienti di A-M B-Well mi ha sempre risposto a qualsiasi domanda in tempi brevi, al massimo nel giro di poche ore.

    Preferisco acquistare casse da 12 flaconi, in modo da avere lo sconto massimo, visto che comunque la scadenza è sempre lontana (3 anni circa).

    Ho trovato anche qualche loro cliente sui forum online, e sono contenti per il rapporto qualità/prezzo, guarda anche le conclusioni della guida all’acquisto di Omega-3 di Guida Consumatore (in fondo alla pagina):
    www.guidaconsumatore.com


    Puoi acquistare A-M B-Well PGFO su questo sito:

    www.OlioDiPesce.it

    A-M B-Well PGFO

    Spero di esserti stato utile e… in bocca al lupo per i tuoi trigliceridi!

    Alessandro Brandi

    P.S. Ricordo che gli Omega-3 non servono solo per i trigliceridi, ma hanno molte altre proprietà:

    A livello cardiaco: diminuiscono il rischio di arteriopatia coronarica
    diminuiscono del 20-40% il rischio di morte improvvisa durante o dopo
    il primo attacco cardiaco.
    A livello vascolare: riducono la pressione arteriosa
    esercitano un’attività antiaggregante piastrinica (ostacolano la
    formazione di trombi)
    A livello delle dlslipidemie: innalzano il colesterolo buono HDL,
    abbassano il colesterolo cattivo LDL, abbassano i trigliceridi.
    A livello psicologico:
    sono essenziali nella gestazione.
    sono utili nella prevenzione della depressione post partum.
    migliorano le forme di depressione maggiore.
    facilitano il trattamento della schizofrenia e dei disturbi bipolari.
    sono efficaci nella cura dei deficit di attenzione-me-moria-cognizione
    (malattia di Alzheimer)
    A livello sistemico:
    rinforzano il sistema immunitario (si sono visti effetti benefici
    nelle persone affette da morbo di Chron e Lupus)
    sono in grado di alterare la produzione di leucotrieni migliorando le
    capacità antinfiammatorie (per esempio nell’artrite reumatoide e nella
    psoriasi)
    Inoltre:
    • sono costituenti delle membrane cellulari
    • introdotti con la dieta rimpiazzano i grassi saturi rendendo le
    membrane cellulari più fluide, prevenendone l’irrigidimento e il
    deterioramento
    • sono utili nelle funzioni del sistema ormonale
    • aiutano il corpo a mantenere la sua temperatura

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    4 settimane di esercizio e i trigliceridi si abbassano

    16 Settembre 2009 di msirr2

    La pratica di regolare attività fisica aerobica sarebbe in grado di ridurre i livelli epatici di grassi in individui obesi sedentari e, conseguentemente il rischio di steatosi epatica non alcolica (Nafld).

    L’evidenza arriva da un gruppo di ricerca australiano che, per la prima volta, ha dimostrato come l’effetto benefico di esercizi aerobici sulla funzionalità epatica, risulti indipendente dalla perdita di peso.

    Le concentrazioni di lipidi a livello ematico, epatico, addominale e muscolare sono state monitorate attraverso indagini di risonanza magnetica e di spettroscopia protonica a risonanza magnetica (1H-MRS).

    Lo svolgimento regolare per quattro settimane di attività aerobica ha determinato una significativa riduzione volumetrica del tessuto adiposo a livello addominale, pari al 12%; un decremento nella concentrazione di trigliceridi a livello epatico (21%) e plasmatico (14%), pur senza alcuna diminuzione di peso corporeo.

    “Le nostre osservazioni sperimentali sottolineano l’importanza dell’attività fisica svolta con regolarità in condizioni aerobiche nella prevenzione e nella corretta gestione dell’obesità e della Nafld” ha sottolineato Jacob George, ricercatore presso il Westmead Hospital dell’università di Sidney.

    Hepatology 2009, 10.1002/hep.23129

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    Troppi grassi nel cibo ecco i trigliceridi

    25 Marzo 2009 di msirr2

    iperlipidemiaPASSATE le feste, finiti i cenoni, torniamo a pensare alla salute e all’alimentazione piu’ sana.

    Occasione e’ la richiesta di A. V. di Bordighera (Imperia) che scrive: <Ma che cosa si deve mangiare quando si hanno i TRIGLICERIDI alti nel sangue? E che cosa sono?>.

    La risposta al dottor Renzo Pellati, esperto di problemi di alimentazione e nutrizione.

    Spiega: <I TRIGLICERIDI sono i normali grassi presenti negli alimenti. Il grasso dell’olio e del burro (dal punto di vista chimico) e’ un trigliceride, cioe’ una sostanza che deriva dall’unione della glicerina con acidi grassi. La digestione, l’assimilazione e il trasporto degli acidi grassi nell’organismo sono fenomeni molto complessi. Comunque, l’organismo utilizza in parte questi grassi come serbatoio di energia, in parte li deposita (rappresentano l’adipe presente nei tessuti), in parte circolano nel sangue e possono diventare un’importante causa di aterosclerosi (provocano modifiche nella composizione del sangue, con possibilita’ di ostruzioni come la trombosi)>.

    Continua l’esperto: <In un uomo adulto e non obeso la quantita’ presente di TRIGLICERIDI e’ di circa 15 chili. Dai depositi, i TRIGLICERIDI viaggiano nell’organismo trasportati dal sangue, legati a particolari sostanze chiamate ” lipoproteine Vldl”, cioe’ lipoproteine a densita’ molto bassa. Quando dall’esame del sangue i TRIGLICERIDI risultano intorno ai 200 mg per decilitro di plasma non c’e’ motivo di preoccupazione. Ma quando sono compresi tra i 200 e i 500 mg, il rischio di malattie cardiovascolari aumenta notevolmente. E se raggiungono o addirittura superano i mille mg, occorre rivolgersi al medico e prendere provvedimenti.

    <Per ridurre i valori alti di TRIGLICERIDI non c’e’ che una dieta alimentare aumentando la presenza di fibre vegetali, frutta, verdura, legumi, cereali integrali nel menu’ e facendo un po’ di attivita’ fisica, ad esempio passeggiate a piedi, qualche giro in bicicletta o qualche nuotata, il tutto pero’ senza sottoporre l’organismo a un eccessivo stress. Naturalmente, anche i grassi di origine animale devono essere ridotti; ad opportune dosi, l’olio d’oliva rappresenta il condimento piu’ soddisfacente. Molto utile nella dieta il pesce, ma cotto senza sughi e intingoli: il pesce infatti contiene particolari acidi grassi efficaci per normalizzare la componente lipidica del sangue>.

    E se la dieta non desse i risultati sperati? <Si puo’ ricorrere a terapie mediche, ma sotto stretto controllo del medico curante. Secondo un esperto, il professor Rodolfo Paoletti direttore dell’Istituto di Scienze farmacologiche dell’Universita’ di Milano, il venti per cento degli italiani ha un tasso di TRIGLICERIDI superiore al normale e i livelli medi tendono ad alzarsi in rapporto all’aumento dell’obesita’ e al benessere che induce a mangiare e bere piu’ del necessario. I cenoni e i pranzi pantagruelici di fine anno non hanno certo favorito chi avesse gia’ qualche piccolo problema>. Insomma, vale il consiglio: mettiamoci tutti a dieta.

    Fonte: “La Stampa”

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    Olio di pesce e trigliceridi

    18 Novembre 2008 di msirr2

    L’olio di pesce controlla l’ipertrigliceridemia associata a terapia antiretrovirale.

    L’integrazione dietetica di olio di pesce, e quindi di acidi grassi Omega-3 , costituisce una terapia efficace contro l’aumento dei livelli di trigliceridi associato alla terapia antiretrovirale nei pazienti con Hiv. Le terapie contro l’Hiv e lo stesso virus possono infatti causare preoccupanti aumenti nei trigliceridi, e questo potrebbe porre il paziente a rischio di malattie cardiovascolari.

    E’ stato osservato che nei pazienti senza infezione da Hiv, l’olio di pesce è in grado di ridurre i trigliceridi ed anche di prevenire le malattie cardiovascolari. La somministrazione di tre grammi di olio di pesce a pazienti con Hiv risulta molto ben tollerata e, se viene somministrato con la dieta in associazione ad esercizio fisico, si osserva una diminuzione dei livelli di trigliceridi del 25% in quattro settimane.

    Questa diminuzione è pari a quella determinata dall’assunzione di farmaci specifici.

    L’integrazione dietetica di olio di pesce, associata ad attività fisica, potrebbe quindi sostituire l’utilizzo di farmaci, considerando che alcuni di questi presentano effetti collaterali quali, ad esempio, il calo della forza muscolare.

    Fonte:

    Wohl DA, Tien HC, Busby M, Cunningham C, Macintosh B, Napravnik S, Danan E, Donovan K, Hossenipour M, Simpson RJ Jr., Randomized study of the safety and efficacy of fish oil (omega-3 fatty acid) supplementation with dietary and exercise counseling for the treatment of antiretroviral therapy-associated hypertriglyceridemia, Clin Infect Dis. 2005 Nov 15;41(10):1498-504. Epub 2005 Oct 11.

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    Il giro-vita e i trigliceridi il cuore manda due segnali

    25 Agosto 2008 di msirr2

    C’ è poco da stare tranquilli. Se il “giro vita” è maggiore di 102 centimetri nell’ uomo e di 88 nella donna; se il valore dei trigligeridi nel sangue è superiore a 150 mg/dl; se il colesterolo HDL (quello definito “buono”) è inferiore a 40 mg/dl nell’ uomo e a 50 nella donna; se la pressione arteriosa è superiore a 130 (per la massima) e a 85 per la minima e se, infine, la glicemia misurata a digiuno svela un indice maggiore di 110, ci si può ritrovare affetti da Sindrome metabolica, il nuovo killer silenzioso che espone a un maggior rischio di diabete e di patologie cardiovascolari. Basta la presenza contemporanea di tre dei cinque fattori perché gli specialisti possano arrivare alla temibile diagnosi clinica. A riferirlo sono stati gli esperti americani del Programma nazionale sull’ educazione al colesterolo che, come sempre più esposti per condizioni socioambientali, sono in prima linea nella lotta ai danni di cuore e arterie. Con questi criteri di valutazione è risultato che il 25 per cento della popolazione adulta degli Usa (uno su quattro) è affetta da sindrome metabolica. E in Italia? In uno studio effettuato dal Centro di Diagnosi e Cura dell’ Obesità del Secondo Ateneo diretto dal professor Dario Giugliano, ordinario di Malattie del Metabolismo, sono state esaminate 50 donne obese. Per loro è stato attivato un programma di intervento multidisciplinare che comprendeva dieta, esercizio fisico, supporto psicologico e nutrizionale. I risultati, pubblicati sull’ ultimo numero del Journal Clinical Endocrinology and methabolism hanno rivelato che dopo un anno di trattamento la prevalenza di sindrome metabolica si è dimezzata, scendendo dal 52 al 28 per cento. “Almeno una donna obesa su due di quelle seguite presso il nostro Centro è risultata a rischio, inserita nell’ elenco dei dismetabolici. La ricaduta pratica in prevenzione è fondamentale: riuscendo a individuare, grazie a semplici parametri clinici e di laboratorio, i soggetti affetti dalla sindrome e all’ oscuro della minaccia che si portano dietro, è possibile intervenire prima che si verifichi un danno irreversibile”.

    Fonte: Repubblica — 10 aprile 2003

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    Prevenire le malattie cardiovascolari. Rappresentano la prima causa di mortalita’

    26 Febbraio 2008 di msirr2

    Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS), nei Paesi occidentali circa il 50% del totale dei decessi e’ connesso ad una patologia del cuore; il dato, tradotto in cifre, corrisponde a circa 17 milioni di morti/anno (OMS 1998).

    Le proiezioni epidemiologiche per il futuro non sono peraltro molto positive: l’OMS ha previsto che da qui al 2020 vi sara’ un incremento di circa 250.000 morti all’anno per malattie cardiovascolari anche nei Paesi che sino a poco tempo fa venivano considerati meno a rischio ossia quelli economicamente meno sviluppati.

    Anche in Italia le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte e risultano essere per frequenza, numero di decessi e costi socio-economici, 2-3 volte piu’ gravi e pericolose rispetto alle patologie tumorali.

    Ogni anno, nella popolazione italiana, si registrano circa 250 mila morti per cause cardiache e si verificano circa 100 mila casi di infarto miocardico, di cui un terzo letali (dati Istat 1995). Sebbene il rischio cardiovascolare interessi soprattutto le fasce piu’ anziane della popolazione, si stima che circa il 30% dei decessi per malattie cardiovascolari in Italia colpisca persone al di sotto dei 74 anni (f.f. redazione MinisteroSalute.it).

    I numeri e le cifre dimostrano che le malattie cardiovascolari rappresentano uno dei problemi di salute pubblica piu’ importanti in tutto il mondo. Esse definiscono un insieme di patologie che riguardano cuore e sistema circolatorio (vasi sanguigni come vene, arterie etc.). Le malattie cardiovascolari comprendono l’”infarto miocardico” o attacco di cuore, l’angina, l’ictus, le vasculopatie periferiche e l’evento trombotico (occlusione di un vaso sanguigno dovuto alla presenza di un trombo o coagulo di sangue).

    Le malattie cardiovascolari sono spesso il risultato di un processo patologico a lungo termine (aterosclerosi) che culmina in un evento acuto. L’aterosclerosi si forma a seguito dell’accumulo, sulle pareti interne delle grosse e medie arterie, di colesterolo, TRIGLICERIDI e detriti cellulari.
    L’aumento nelle dimensioni di tali depositi, nel tempo, determina la riduzione del lume delle arterie le cui pareti possono subire alterazioni strutturali, ispessimenti e perdita di elasticita’.

    In tali condizioni, il cuore o gli organi irrorati dall’arteria ostruita cominciano a soffrire di carenze di sangue ed ossigeno. Nel caso in cui l’ostruzione sia completa si ha una “ischemia” ovvero morte del territorio irrorato dall’arteria. Ad esempio, se l’organo non raggiunto dal sangue e’ rappresentato dal cuore si verifica il temibile infarto. Sebbene l’aterosclerosi e la formazione di trombi rappresentino le cause dirette o indirette della maggior parte degli infarti e delle malattie cardiovascolari, la ricerca scientifica non e’ ancora riuscita a fare piena luce sulle cause che ne inducono la formazione.

    Le patologie cardiovascolari sono infatti malattie ” multifattoriali” che prevedono il coinvolgimento di molteplici elementi, definiti “fattori di rischio”. Alcuni di essi non possono essere modificati, come la familiarita’ per malattie associate all’aterosclerosi, l’eta’ e il sesso maschile.

    Per altri fattori di rischio esiste invece la possibilita’ di poter intervenire in modo attivo e in prima persona (fattori modificabili). I fattori modificabili sono rappresentati da iperlipidemia (colesterolo TRIGLICERIDI e  elevati), diabete, ipertensione, fumo, obesita’, stress e sedentarieta’. Studi epidemiologici hanno dimostrato che la presenza contemporanea di due o piu’ fattori di rischio determina un incremento nell’incidenza di patologie cardiovascolari decisamente superiore alla somma potenziale dei singoli fattori (effetto sinergico). Inoltre non tutti i fattori di rischio hanno un “peso” equivalente. In particolare la quantita’ di colesterolo circolante nel sangue riveste un ruolo molto importante nella genesi di queste malattie.

    Le piu’ recenti indagini scientifiche hanno posto in risalto che piu’ elevati sono i livelli plasmatici di colesterolo LDL (LDL= lipoproteine a bassa densita’ o colesterolo cattivo), maggiore e’ la frequenza degli incidenti cardiovascolari. Recenti analisi, infine, hanno dimostrato che un elevato tasso ematico di TRIGLICERIDI , in associazione a bassi valori di colesterolo HDL (il colesterolo buono), contribuisca all’incidenza delle malattie cardiovascolari. Il cambiamento dello stile di vita e dell’alimentazione rappresenta quindi la prima e piu’ importante strategia di prevenzione delle malattie cardiovascolari.

    Fonte: La Stampa 31-01-2003

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    OCCHIO AL LIVELLO DEI LIPIDI

    25 Gennaio 2008 di msirr2

    I TRIGLICERIDI sono lipidi formati da glicerolo e da tre molecole di acidi grassi. Si trovano nel sangue non solo perché derivano dai lipidi che assumiamo con il cibo, ma anche perché i carboidrati in eccesso vengono trasformati in trigliceridi per essere immagazzinati nel tessuto grasso. A temperatura ambiente, e secondo la loro struttura, possono trovarsi allo stato liquido, come gli olii, o allo stato solido come i grassi. In genere questi ultimi sono di origine animale, mentre gli olii sono d’ origine vegetale. Il livello di trigliceridi nel sangue è correlato al rischio di malattie cardiovascolari in particolar modo quando anche il livello di colesterolo è alto. Nei pazienti affetti dal ipercolesterolemia il livello di trigliceridi deve esser accertato prima di intraprendere qualsiasi tipo di cura: non tutti i farmaci infatti sono in grado di svolgere un’ azione efficace su questo tipo di lipidi. Controllare periodicamente i trigliceridi e il colesterolo permette inoltre di decidere quali abitudini di vita del paziente debbano essere modificate per abbassare il rischio di malattie cardiovascolari. Tra i cibi particolarmente a rischio, per contenuto di trigliceridi, segnaliamo i grassi animali, i formaggi grassi, le uova e il cervello. Inoltre bisogna sapere che l’ abuso di alcol comporta un aumento dei trigliceridi. Per bruciare i grassi in eccesso sono raccomandate quindi la dieta, ma anche un’ adeguata attività fisica.

    Fonte: Repubblica — 04 maggio 1996

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    Trigliceridi: Ruolo nelle patologie

    24 Luglio 2007 di msirr2

    Nel corpo umano, alti livelli di trigliceridi in circolo sono connessi all’arteriosclerosi e al rischio di infarto del miocardio e di ischemia cerebrale. Comunque, l’impatto negativo di livelli crescenti di trigliceridi è minore di quella del rapporto crescente LDL:HDL. Il rischio può essere in parte ridotto da una proporzionalità fortemente inversa tra il livello di trigliceridi e il livello di colesterolo HDL. Un’altra patologia causata da alti livelli di trigliceridi è la pancreatite.

    Linee guida

    L’ American Heart Association ha pubblicato linee guida per i livelli di trigliceridi:

    Livello mg/dL Livello mmol/L Interpretazione
    <150 <1.69 Quantità normali, rischio molto basso
    150-199 1.70-2.25 Borderline alto
    200-498 2.25-5.63 Alto
    >500 >5.65 Molto alto, rischio elevato

    Si noti che questa informazione è rilevante per il livello di trigliceridi testato dopo il digiuno medico, dato che la concentrazione di trigliceridi resta temporaneamente più alta per un periodo dopo i pasti.

    Riduzione del livello di trigliceridi

    Esercizio fisico e diete ad apporto medio-basso di carboidrati contenenti acidi grassi essenziali sono raccomandati per la riduzione del livello di trigliceridi. Quando queste falliscono, olio di pesce, niacina, ed alcune statine sono consigliate per ridurle. L’assunzione precedente di alcolici può provocare tassi elevati di trigliceridi, e ridurre l’uso di alcol è comunemente raccomandato per i pazienti con elevato tasso di trigliceridi

    Fonte: Wikipedia.org

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    Trigliceridi insidia-cuore

    24 Luglio 2007 di msirr2

    Parlando di troppi grassi nel sangue è al colesterolo elevato che si pensa come attentatore delle arterie e del cuore. Ma spesso ci sono comprimari più oscuri non meno pericolosi: i trigliceridi alti. Il loro ruolo come fattore di rischio indipendente di coronaropatia è controverso, però vi concorrono, inoltre sono componenti di quella frequente sindrome metabolica che è causa di cardiopatie, si associano a basse HDL cioè il colesterolo buono, aumentano il rischio di pancreatite e sono coinvolti nella steatosi, quando vengono ridotti nei dislipidemici questo si lega a meno eventi coronarici. E l’elenco delle colpe può continuare: è bene perciò non sottovalutarli. Ma che cosa sono i trigliceridi, come si previene e si cura il loro eccesso?

    Occhio a grassi, calorie, zuccheri

    In sostanza sono i lipidi più abbondanti nell’organismo, presenti soprattutto nell’adipe sottocutaneo (trigliceridi perché ogni molecola contiene tre acidi grassi), forniti dai grassi alimentari ma anche formati come riserva energetica da altri componenti della dieta quando le calorie totali sono troppe. La prima misura nella correzione dell’ipertrigliceridemia è quindi, come nell’ipercolesterolemia, comportamentale: da ridurre, oltre ai cibi grassi (tipici i formaggi), soprattutto calorie totali, zuccheri semplici (ricordando dolciumi, marmellata, bibite gassate, frutta e succhi), alcol (che stimola la sintesi nel fegato); tenere poi controllato il peso e fare esercizio fisico, eliminare il fumo. Le cause dei trigliceridi alti però non sono solo o direttamente alimentari, ci sono anche obesità, diabete, fattori ereditari, nefropatie croniche, ipotiroidismo e altro ancora. La gestione iniziale dipende quindi dal profilo di rischio coronarico del soggetto (alto se probabilità oltre il 20% di eventi a dieci anni anni o coronaropatia o diabete) e dal livello d’ipertrigliceridemia, che è considerata leggera tra 150 e 200 mg/dl, elevata tra 200 e 500 e molto elevata oltre i 500. Bisogna fare counselling al paziente se è responsabile lo stile di vita, indagare se c’è sindrome metabolica, ricercare altre cause secondarie, normalizzare la glicemia se c’è diabete. In molti casi d’ipertrigliceridemia non occorrono farmaci; quando questi sono necessari puntano a raggiungere prima di tutto gli obiettivi per le LDL.

    Farmaci, combinazioni con cautela

    Gli agenti farmacologici più usati sono le statine, i fibrati, la niacina, gli oli di pesce (omega-3). Nei casi con valori tra normali ed elevati in genere non sono necessari farmaci e il goal è appunto ridurre in altro modo le LDL. Nell’ipertrigliceridemia elevata nei soggetti che non hanno raggiunto le LDL ideali nella prima linea si usano le statine, in quelli più vicini all’obiettivo e non coronaropatici si possono considerare le altre opzioni, anche se i dati di efficacia come prevenzione primaria sono scarsi. Alla luce delle più recenti raccomandazioni per una diminuzione più aggressiva delle LDL nei soggetti a maggior rischio coronarico, possono occorrere combinazioni degli altri farmaci con le statine, scegliendole individualmente: per esempio niacina se le HDL sono basse e le LDL alte, fibrati se HDL e LDL sono adeguate e i trigliceridi alti, omega-3 se c’è coronaropatia. La terapia di combinazione richiede però un attento monitoraggio e basse dosi per possibili rischi, come quello di rabdomiolisi (danno muscolare che può portare a morte) risultato aumentato da alcune associazioni di statine e fibrati. Nell’ipertrigliceridemia molto elevata, infine, i farmaci sono in genere necessari e spesso combinati, sempre usando cautela; se i valori sono superiori a 1000 un obiettivo prioritario è diminuire il rischio di pancreatite acuta e occorre una dieta fortemente ipolipidica.

    Fonte
    Robert C. Oh e coll. Management of Hypertriglyceridemia. Am Fam Physician 2007; 75: 1365-71.

    DA WWW.DICA33.IT

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    Trigliceridi nel sangue? Meglio controllarli a stomaco pieno

    24 Luglio 2007 di msirr2

    Tra le analisi del sangue che si effettuano normalmente a stomaco vuoto di prima mattina c’è anche quella che permette di valutare il livello di trigliceridi nel sangue. Questo valore viene normalmente considerato come un indicatore del rischio di malattie cardiovascolari. Secondo quanto emerge da due studi pubblicati dal Journal of the American Medical Association il livello di trigliceridi che andrebbe preso in considerazione è però quello non a digiuno.

    I trigliceridi sono dei grassi che nel nostro organismo svolgono normalmente la funzione di riserva di energia. Prendono il proprio nome dal fatto che ogni loro molecola contiene tre acidi grassi. Un’alimentazione sbagliata, ipercalorica o troppo ricca di grassi, può portare a un eccesso di colesterolo e trigliceridi nel sangue nel quale vengono trasportati in grosse molecole dette lipoproteine. Queste ultime se troppo numerose o in particolari condizioni possono depositarsi sulle pareti arteriose anche a livello coronarico, restringendone il diametro.

    Il primo di questi due studi ha trovato una forte associazione tra i livelli di trigliceridi misurati non a stomaco vuoto e l’incidenza di malattie cardiovascolari nel corso di un monitoraggio di 7587 donne e 6394 uomini iniziato nel 1978 e terminato nel 2004. Nel secondo, invece, viene messa in comparazione diretta la capacità predittiva dell’analisi a digiuno o a stomaco pieno su un campione di 26.509 donne. Anche in questo caso viene mostrato che l’analisi non a digiuno sembra essere quella più affidabile.

    Patrick McBride della University of Wisconsin School of Medicine and Public Health ricorda in un editoriale sulla stessa rivista che: “Il livello post-prandiale dei trigliceridi deve essere misurato in specifiche condizioni per migliorare l’affidabilità del test, cosa che complica l’integrazione di questo tipo di analisi nella pratica clinica”, sembra dunque che dovremo aspettare ancora prima di poter fare almeno un’analisi del sangue non all’alba e senza colazione, ma con comodo e belli satolli.

    Fonte: Nordestgaard BG, Benn M et al. Nonfasting triglycerides and risk of myocardial infarction, ischemic heart disease, and death in men and women. JAMA 2007; 298(3): 299-308.
    Bansal S, Buring JE. Fasting compared with nonfasting triglycerides and risk of cardiovascular events in women. JAMA 2007; 298(3):309-316.

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